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Leghisti e grillini, è tutto uno show elettorale. Su cose serie

Leghisti e grillini, è tutto uno show elettorale. Su cose serie

La campagna elettorale del M5S e della Lega, una campagna violenta e disperata, ha eletto il parlamento a luogo privilegiato di attacchi e gesti spettacolari. Le scene immortalate ieri da flash e telecamere alla camera e al senato si ripeteranno nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, a partire da oggi, quando il Def approderà in aula a palazzo Madama e Montecitorio.

Una strategia elettorale che impone a Beppe Grillo e Matteo Salvini di alzare sempre di più i toni cercando di screditare qualunque iniziativa, atto, legge promossa o sostenuta dal governo e dalla maggioranza. Con una differenza fondamentale: che il leader di M5S ha scelto Matteo Renzi e il Pd come nemico pressoché esclusivo, mentre la Lega concentra i suoi sforzi principalmente su Angelino Alfano.

Obiettivi apparsi chiarissimamente ieri, quando si sono scatenate le offensive: l’informativa del ministro dell’interno sull’immigrazione e l’approvazione finale della legge sul voto di scambio sono diventati l’occasione per urla, insulti, esibizioni di foto di Giorgio Napolitano, di cartelli e fotomontaggi Renzi-Berlusconi con la coppola siciliana.

Il disegno di legge sul voto di scambio politico-mafioso (articolo 416 ter del codice penale) è diventato legge alla sua quarta lettura con 191 voti favorevoli, 32 contrari (M5S) e 18 astenuti (Lega; ma al senato l’astensione equivale al voto contrario) nel clima da rissa scatenato dalla mistificazione comunicativa dei seguaci di Grillo, due dei quali sono stati espulsi dall’aula. Mentre a Castelvetrano, paese natale di Matteo Messina Denaro, si svolgeva un imponente corteo anti-mafia organizzato dai sindacati, dall’amministrazione comunale e da molte associazioni, a Montecitorio gli esponenti di Cinquestelle si opponevano al nuovo 416 ter (applicabile da subito, dunque anche dalla prossima campagna per le europee), che punisce con pene dai 4 ai 10 anni il politico che paga, o anche semplicemente promette – a prescindere dall’attuazione di quanto assicura – denaro o «altra utilità» (favori, posti di lavoro, appalti e quant’altro) in cambio di voti. Una svolta arrivata dopo oltre vent’anni benedetta anche dal procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti: «Abbiamo uno strumento in più contro le mafie e si toglie spazio alla zona grigia».

«Alfano ministro degli immigrati» è lo slogan con cui la Lega e il suo giornale, la Padania, additano il leader di Ncd all’elettorato del quale vogliono aizzare la paura. «Non barattiamo i morti per un uno per cento alle elezioni. Questa è la differenza tra il grande paese che siamo e una repubblica delle banane. Garantiremo la sicurezza e le vite umane» ha gridato ieri Alfano alla camera, mentre Laura Boldrini prima espelleva il deputato Prataviera, poi sospendeva la seduta. Oggi, forse, si replica.

(www.europaquotidiano.it/)

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