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Era questo il mandato che Grillo aveva ricevuto dalla rete?

Era questo il mandato che Grillo aveva ricevuto dalla rete?

Tre ore di sonno e poi via, volante e pedali fino a Roma per un incontro che non ha voluto e che la rete, la sua rete, gli ha imposto. Beppe Grillo ha viaggiato tutta la mattina, si è concesso un muffin offerto dal gruppo della comunicazione e poi si è infilato nella sala delle consultazioni in anticipo, restando ad aspettare Renzi e i suoi in compagnia dei capigruppo Cinquestelle di camera e senato e di Luigi Di Maio. Una decina di minuti d’attesa, i primi convenevoli, poi il fiume in piena.
La rinuncia al dialogo, l’allegoria dell’incomunicabilità messa in scena ieri da Grillo si muoveva su due assi: ribadire la differenza irriducibile tra la proposta del Movimento e quella del Pd a guida Renzi e ricordare a tutti che nonostante il suffragio della rete i Cinquestelle sono e restano sotto diarchia, controllati da un duo di “tutori” che considerano gli attivisti non ancora pienamente maturi per decidere da soli del proprio destino.
Era questo il mandato che Grillo aveva ricevuto dalla rete? I cronisti hanno provato a chiederglielo. Lui ha tirato dritto, in quel mix tra serio e faceto che utilizza quando vuole sviare le questioni irrisolte, sconfinando ancora una volta negli insulti alla stampa.
In serata quattro senatori appartenenti all’area ormai in aperta dissidenza, Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Luis Alberto Orellana, hanno emanato un comunicato congiunto per spiegare le ragioni di un rammarico che prosegue ormai da mesi, praticamente ad ogni esternazione del diarca genovese del Movimento, pur senza tramutarsi mai in una scelta politica alternativa. Molti nel Movimento sono appagati dal fatto che Grillo “gliele abbia cantate forte e chiaro”.
Ma la novità è che anche nell’area ortodossa il fronte non è più compatto. Alcuni parlamentari che in passato hanno ricoperto ruoli di responsabilità nel gruppo ammettono (ma di citazione neanche a parlarne) di aver subito come un’umiliazione il comportamento di Grillo. D’altra parte nell’incontro di ieri i capigruppo D’Incà e Santangelo sono rimasti completamente silenti mentre Di Maio ha tentato una sortita in appoggio al leader, che però era in piena trance agonistica e l’ha ignorato. Ieri non era giornata nemmeno per l’astro nascente del Movimento. Ieri i Cinquestelle avevano un solo leader, altro che uno vale uno.

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