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LA CRISI NON VA IN FERIE.

LA CRISI NON VA IN FERIE.

Solo un silenzio assordante. Nemmeno il fastidioso vociare sui ristoranti aperti e di inviti all’ottimismo ha resistito all’aggravarsi della crisi. Dopo 20 anni di economia senza controllo e almeno 4 di recessione, un’intera generazione si racconta soltanto con il silenzio.

Il silenzio nel quale continuiamo a lavorare nei locali durante la sessione d’esame. Il silenzio nel quale centinaia di migliaia di giovani stagionali oggi affollano i campi di raccolta, gli stabilimenti turistici, a fianco dei migranti di tutto il mondo.

Il silenzio che cala su famiglie con 2 generazioni di operai cassaintegrati. Il silenzio in cui si trovano le partite IVA individuali, nell’andare avanti d’estate, a lavorare, per riuscire a pagare il costo spesso indesiderato della loro autonomia. Il silenzio dei nuovi diplomati, molti lavoretti e poche inter-rail, perchè non ci sono le borse di studio.

Sì, perchè non andiamo in ferie. La crisi non va in ferie. L’ombrellone concesso è spesso un ritorno in famiglia che riduce qualche spesa. Ma l’unico lido che si vorrebbe sognare è la dignità.

La dignità che manca al silenzio nel quale continuiamo a mandare “curricula” per mezza Italia, candidandoci ad ogni tipo di mansione, sapendo già che non riceveremo risposta. La dignità che non c’è in un compenso con il quale non manteniamo l’affitto, immaginate una famiglia. La dignità trattenuta a sé con coraggio, negli occhi di chi sceglie di partire, come tanti anni fa: per necessità , non per avventura.

Una condizione che la politica, i Governi, l’Europa potrebbero restituirci, se ne avessero la volontà. E se noi sceglieremo di lottare.

In uno stage retribuito per legge. In un reddito garantito, mentre cerchiamo lavoro, quando finiamo di studiare o se ci è scaduto il contratto. In relazione con istituzioni che, nel loro interesse, semplifichino i nostri percorsi di vita, anzi che frustrarli. In lavori stabili che ai datori costino meno di quelli precari. In un’Italia che scommette su di noi e si rimette in cammino.

Lì, ritroveremo la nostra dignità, non in questa triste libertà di scannarci l’un l’altro per un posto al sole, un privilegio, un momento di celebrità.

La dignità ritrovata quando comprendiamo di non essere soli, e che uniti possiamo essere forti. La dignità di un movimento comune, che dobbiamo organizzare, se non vogliamo che sia per sempre soltanto questo silenzio assordante a raccontarci.

L’agosto italiano non è l’esibizione giornalistica del lusso dei pochi – quelli che ci hanno portati fino a qua – e noi, spettatori, in silenzio.

La crisi non va in ferie. E, se vogliamo che qualcosa cambi, dobbiamo unire le voci e farci sentire insieme.

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