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Cinque Stelle, ecco l’infinita telenovela dello scontrino…

Cinque Stelle, ecco l’infinita telenovela dello scontrino...

I grillini si erano molto infuriati con Milena Gabanelli, vincitrice delle loro Quirinarie, che li aveva accusati di perdere troppo tempo con gli scontrini. «La capisco, anche lei non è del tutto libera», era arrivata puntuale la scomunica di Grillo dopo una puntata di Report dedicata anche ai conti a 5 stelle. E tuttavia, dopo 40 giorni da quella trasmissione, l’ormai estenuante telenovela della restituzione delle diarie ancora non è arrivata all’epilogo.

Il Restitution day, e cioè la restituzione di oltre un milione di euro degli onorevoli alle casse dello Stato, doveva tenersi giovedì scorso. Poi è stato rinviato a ieri e ora è in programma tra domani e giovedì. Con ancora un grosso punto interrogativo, che investe anche la presenza del Leader. «Stiamo aspettando una data in cui Beppe sia libero», spiega un deputato. «No, Beppe non verrà, questa è una questione che riguarda solo i gruppi parlamentari», ragiona un’altra autorevole fonte a 5 stelle. Possibile anche un ulteriore slittamento alla settimana prossima, di certo c’è che gli uomini comunicazione stanno cominciando a pensare che forse si può fare anche senza Beppe. Un grande caos. Che è nulla se paragonato alla fatica di catalogare e rendicontare le spese di circa 160 parlamentari (poco meno visti gli ultimi addii): metà dello stipendio fisso moltiplicato per tre mesi (circa 7500 euro netti a testa da restituire) e poi la parte non spesa delle diarie, circa 10mila euro a testa in tre mesi. Un capitolo che include le spese di vitto e alloggio a Roma, a partire dalle case in affitto, ma che si è esteso a fisarmonica anche a varie ed eventuali, come le baby sitter, le caparre per gli appartamenti, e altre spese di insediamento nella Capitale.

Un garbuglio condito da casi personali come quelli del deputato Alessio Tacconi che ha lamentato il caro vita nella sua Zurigo, e ha preteso di potersi tenere anche parte della diaria non spesa, così, tanto per arrotondare i 2500 euro di stipendio fisso che «nella città dove vivo non sono sufficienti». A ieri alcuni parlamentari mancavano ancora all’appello col bonifico destinato alla Banca d’Italia. Chi per ritardi nella compilazione, chi per problemi con la banca, chi perché troppo preso dal lavoro in commissione, chi è ancora a consulto col commercialista. Ci sono anche quelli che hanno visto respinti i loro bonifici da Bankitalia per errori tecnici. E pensare che questo doveva essere uno dei piatti forti della comunicazione grillina, uno dei segni distintivi rispetto alla Casta. Per il “Restitution day” sono annunciate tabelle e slide per mostrare che i parlamentari del movimento sono più sobri di tutti gli altri. «Se il nostro codice di comportamento fosse applicato a tutti i parlamentari, il risparmio complessivo sarebbe di 40 milioni l’anno», è uno dei concetti chiave della campagna. Ma per ora il messaggio arrivato agli italiani è di tutt’altro tenore. E intanto è pronta a scatenarsi la guerra tra i più risparmiosi e le pecore nere, che scoppierà quando tutte le spese finiranno online. Per ora i più diligenti hanno messo i loro bonifici su Facebook: 16mila euro per Roberta Lombardi (per ora detiene il record), 13.500 per il deputato ortodosso Andrea Cecconi, 11mila per il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Decisamente inferiori le cifre di altri deputati come Paola Pinna (solo 6mila euro), e Tommaso Currò, che ha annunciato di aver speso tutta la diaria «per insediarmi a Roma».

Presto toccherà alla Rete fare la lista dei “buoni” e dei “cattivi”, e saranno dolori. Intanto i grillini si preparano a dare battaglia contro il ddl sulle riforme costituzionali che istituisce il comitato dei 40 e modifica l’articolo 138 della Costituzione. E che arriverà alla Camera nella seconda metà di luglio, dove godrà di tempi contigentati per essere approvato in agosto prima della pausa estiva. Una scelta che i 5 stelle contestano con forza, fino a ipotizzare forti azioni di protesta e appelli «alle più alte cariche dello Stato». «È inconcepibile che il percorso delle riforme costituzionali parta con tempi così ristretti», protesta il capogruppo Riccardo Nuti. La rabbia dei grillini riguarda anche l’alto numero di decreti che occuperà l’Aula di Montecitorio nel mese di luglio. «Il Parlamento non è altro che la segreteria del governo», insiste Nuti. I 5 stelle si preparano dunque a un’estate bollente sul fronte parlamentare. Al netto di ulteriori addii, che nessuno si sente escludere. E Grillo, prima di partire per il suo tour mondiale, è pronto a dare più di una mano. Con una ridda di post sul suo blog contro il “golpe” di Pd e Pdl sulla Costituzione.

(da l’Unità.it)

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