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I Cinquestelle perdono (male) il match di ritorno in streaming

Si inizia con una mezz’ora di ritardo e subito Enrico Letta fa capire che non sarà come all’andata: «Questo – ammonisce – è l’ultimo passaggio per far ripartire la legislatura» poi sale in cattedra e cita il growth compact. Sguardi perplessi tra i Cinquestelle, eppure non si tratta di una fumosa formula in politichese: è il principio che consente di scomputare dalle regole di bilancio dei paesi dell’unione le spese per investimenti in sviluppo e capitale umano. Manna.

I Cinquestelle mangiano la polvere e Vito Crimi prova una sortita sul tema della democrazia diretta: «Sarebbe bello se anche voi consultaste i vostri elettori». Letta ha un tempo di reazione bassissimo: «Non potete dirlo a noi, siamo il partito delle primarie: Rodotà, vostro candidato al Quirinale, è stato votato da 4.677 persone, solo per le primarie del Pd per il sindaco di Roma hanno votato in 50mila». Il capogruppo Cinquestelle al senato non entrerà più in partita.

«Posso chiedere» esordisce quasi intimidita la capogruppo alla camera Roberta Lombardi «sul fronte della moralizzazione della politica come vede una persona – e si riferisce a Ignazio Marino candidato sindaco a Roma – che fa una campagna elettorale due mesi fa per fare il senatore e dopo due mesi viene a fare la campagna come sindaco o come la Serracchiani che era parlamentare Ue e ora diventa governatrice?». Letta la gela, la questione non è pertinente in un incontro dove si discute del governo del paese. Fuorigioco.

Crimi chiede di un chiarimento sulla legge elettorale, ma la questione era già stata affrontata. «L’avevamo già detto, per fortuna che siamo in streaming..» si lascia sfuggire Letta. Davvero troppo facile. I Cinquestelle sono storditi e la Lombardi cerca di uscire dalle secche tirando fuori il coup de théâtre: la bozza originale del disegno di legge per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Letta la soppesa e risponde che la riforma della politica sarà una delle priorità del suo eventuale governo. Lei è costretta a riprendersi il documento «perché si tratta dell’originale e i regolamenti parlamentari non lo permettono».

Gli ultimi assalti dei grillini sono sul Quirinale. «Perché non avete votato Rodotà?», vogliono sapere. Letta torna a chiedere di andare oltre la rigidità. «Qualcuno la chiamerebbe coerenza» si espone la Lombardi. Ma è l’ultimo errore. Letta ha gioco facile a ricordare che senza i voti del Pd i Cinquestelle non avrebbero un questore al senato e un vicepresidente alla camera. Game, set, match. Appuntamento alla prossima perché, soggiunge, «troverete sempre porte aperte, è importante che si scongeli una presenza parlamentare come la vostra che se rimane congelata nel no, finisce per frustrare un desiderio di cambiamento».

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